Dove dormono i vostri bambini?

Quando il nostro bambino era piccolo farlo dormire nel lettone con noi non è mai stato un problema. Abbiamo seguito l’istinto…anzi, ricordo che proprio al corso dopo parto lo consigliavano anche le educatrici per una svariata serie di motivi che andavano dall’allattamento al seno al senso di sicurezza e legame con il piccolo. Con il tempo e gradualmente nostro figlio è andato nel suo lettino…. anche perché non si riusciva a dormire, visto che non stava fermo nel sonno!!….Le coccole mattutine però, tutti e tre nel lettone, non mancano mai!
E’ ovvio però che ogni famiglia deve trovare il proprio stile e le proprie abitudini per creare il proprio equilibrio.  
Comunque mentre cercavo, anni fa, in giro per la rete testimonianze che supportassero il “dormire insieme” ho trovato molto interessante  un articolo della ricercatrice Margot Sunderland, direttrice del Center for Child Mental Health di Londra che vi riporto qui sotto…..
Questo post partecipa al blogstorming
Alice
Nel lettone da bimbi più sani da adulti
Studio inglese: “Lasciateli dormire con voi fino a cinque anni”

<B>Nel lettone da bimbi<br>più sani da adulti</B>

LONDRA - E’ il dilemma che segue il fatidico “bacio della buona notte”: cosa fare quando un figlio di pochi mesi o pochi anni stringe disperatamente la mano del genitore, perché nonostante ninne-nanne, carillon e carezze rifiuta di dormire da solo? La scuola di pensiero dominante, fino ad ora, è stata che mamma e papà devono farsi forza, chiudere la porta della camera da letto del bambino, resistere alla tentazione di correre in suo soccorso non appena scoppia a piangere, e continuare così fino al momento in cui, dopo giorni, settimane o mesi a seconda dei casi, il figlio si abitua a giacere abbandonato nell’oscurità, smette di strillare e impara a dormire per conto proprio.

Ma esistono anche pareri diversi e adesso, a rafforzarli con l’autorevolezza della scienza, giunge dalla Gran Bretagna l’indicazione di una delle massime autorità in materia di psicologia infantile. Margot Sunderland, direttrice del Center for Child Mental Health di Londra, consiglia ai genitori di respingere l’opinione dominante e permettere ai bambini di dormire nel “lettone”, con papà e mamma, sino all’età di cinque anni. Questa abitudine, chiamata in inglese “co-sleeping” (dormire insieme), afferma la dottoressa, rende più probabile che i bambini diventino degli adulti calmi, sani ed emotivamente equilibrati.

Autrice di una ventina di libri sulla psicologia dell’infanzia, Margot Sunderland presenta la sua teoria in un nuovo volume, “The Science of Parenting” (“La scienza di fare i genitori”), di cui il Sunday Times ha anticipato ieri le conclusioni. La nuova opera, basata secondo l’autrice su 800 studi scientifici, afferma che l’uso comune in Gran Bretagna e in altri paesi occidentali di abituare i bambini a dormire da soli da quando hanno soltanto poche settimane di vita è “dannoso, perché la separazione dai genitori aumenta il flusso di ormoni dello stress come l’idrocortisone”.La sua scoperta, come lei stessa la definisce, si fonda su progressi compiuti negli ultimi vent’anni sulla comprensione di come si sviluppa il cervello dei bambini, in particolare su studi che usano lo scanner per analizzare come reagisce il cervello in determinate circostanze. Per esempio, uno studio neurologico di tre anni fa, citato dal suo libro, rivela che un bambino separato dai genitori ha un’attività cerebrale simile a quella provocata dal dolore fisico.”Quello che ho fatto con questo libro è presentare il problema dal punto di vista scientifico”, dice la dottoressa Sunderland per difendere la sua teoria. “C’è un tabù in questo paese sul dormire con i figli. Eppure studi fatti in ogni parte del mondo dimostrano che dormire insieme ai figli fino all’età di cinque anni è un investimento nel futuro del bambino, mentre non esiste alcuno studio che dimostra che lasciare piangere i bambini fa loro del bene”. Come minimo, osserva il Times, il suo intervento riapre il dibattito sull’argomento.
(fonte Repubblica)

7 commenti (+add yours?)

  1. Giovanna Francesca
    gen 03, 2012 @ 14:38:31

    E allora le stesse considerazioni sull’effetto dannoso nello sviluppo del bambino si possono /devono riportare a qualunque altra pratica educativa comporti una forma di stress assimilabile? Almeno a rigor di logica…. dovrebbe essere così…
    Perché allora tutti (o quasi) -compresi gli educatori- continuano a fissarsi con queste benedette forme di adattamento forzato e perciò, appunto, stressanti?!
    bah…!???
    Comunque anche mio figlio sta ancora nel nostro lettone ed ha sei anni compiuti… sarà che deve reuperare i primi due anni in cui è stato in lettino accanto a noi…. allora va per i 7… facciamo 8 va’…! :-)
    Ormai sono convinta che non sia salutare solo per il suo equilibrio psichico, ma anche per il mio!… ;-)

    Grazie per l’illuminante articolo…

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    • Il mondo di Alichià
      gen 05, 2012 @ 10:13:47

      Grazie a te per il commento che ci hai lasciato.
      Purtroppo credo che certi “atteggiamenti” ce li portiamo dietro dal passato, da una cultura vecchia…. su come venivano “educati” i bambini: non venivano considerati….figuriamoci se si ascoltavano le loro emozioni e i loro bisogni.
      Io sono comunque fiduciosa che molte cose stanno cambiando, già il fatto che in rete si possono trovare molte fonti auterovoli che danno spazio all’ascolto!! e soprattutto tante mamme che si confrontano e mettono in discussione i vecchi modelli…
      Sono sempre convinta che le mamme debbano ascoltare il loro istinto.
      Grazie per la tua testimonianza

      Alice

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  2. Roberta
    gen 05, 2012 @ 16:02:08

    e se a stressarsi per il mancato contatto fosse il papà che non riesce più a dormire senza i figli nel letto? Dormire assieme da dipendenza…

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  3. Daniela
    gen 13, 2012 @ 16:03:48

    Per fortuna, è vero, le cose stanno cambiando.
    Il fatto che ora i medici stessi si stiano schierando con vari dati alla mano dovrebbe convincere almeno quelle persone dall’atteggiamento “doctor-tell-me-what-to-do” (trad. dottore mi dica cosa devo fare) piuttosto che dettato dal proprio istinto.
    La cosa buffa, se ci avete mai fatto caso (e la vecchia generazione fa scuola in questo senso) è che le persone che pretendono bambini “emotivamente indipendenti” a una tale tenera età sono poi gli stessi genitori difficilmente pronti a vedere i propri figli uscire di casa a 18 anni (o almeno questa è la MIA esperienza, personale e non). :)

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    • Il mondo di Alichià
      gen 14, 2012 @ 14:04:36

      Hai ragione Daniela…sono proprio quei genitori che fanno fatica poi a lasciar andare i figli…Proprio per questo credo che non dovremmo sciupare l’incontro e vivere le diverse età dei nostri bambini rispettandone le emozioni e le fasi, altrimenti si corre il rischio poi di rimpiangere il tempo perduto e volerlo recuperare, pena l’indipendenza dei figli stessi.

      Alice

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  4. Il mondo di Alichià
    gen 13, 2012 @ 19:47:13

    Io non sono ancora oggi, a 42 anni, emotivamente indipendente….. :)
    Chiara

    Replica

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